Renault continua a premere sull’acceleratore nel segmento delle ruote alte e lo fa muovendosi su più fronti. Da un lato rinfresca i modelli già affermati, dall’altro prepara il terreno per arrivi sul mercato che promettono di mescolare le carte. Proprio in questi giorni ho avuto la possibilità di testare su strada l’aggiornamento della Austral e, rientrato in concessionaria, mi sono preso il tempo per studiare da vicino un’anteprima assoluta: il Duster 2026. Pur essendo due vetture destinate a pubblici diversi, raccontano perfettamente l’attuale evoluzione del marchio francese.
Il nuovo volto della Austral A tre anni esatti dal suo lancio commerciale, la crossover ibrida transalpina si rinnova. Le proporzioni e le dimensioni della carrozzeria restano identiche, eppure l’impatto visivo cambia in modo netto. Gran parte del merito va agli interventi sul frontale, dominato ora da una mascherina inedita il cui motivo interno a griglia ricalca le forme del logo Renault. Anche i fari full led sono stati riprogettati da zero, mentre al posteriore troviamo fanali leggermente più compatti che, a luci spente, sfoggiano una raffinata finitura bianco ghiaccio.
Abitacolo smart e sguardo vigile Accomodandosi a bordo si respira la solita, ottima aria. La solidità degli assemblaggi e la scelta di materiali morbidi nei punti di maggior contatto confermano l’ottimo lavoro svolto in origine. Sull’esemplare in prova, dotato del ricco allestimento Esprit Alpine, ho apprezzato particolarmente i nuovi sedili, sagomati con fianchetti più pronunciati per trattenere il corpo quando si guida in modo più dinamico. Sul piantone dello sterzo, la leva del cambio è stata spostata leggermente a destra. L’obiettivo era allontanarla dal comando dei tergicristalli, anche se nella concitazione capita ancora di fare confusione tra i due selettori. La vera novità tecnologica è però nascosta nel montante sinistro. Una minuscola telecamera scansiona il volto di chi si siede al posto di guida e, riconoscendolo, adatta all’istante la posizione del sedile e carica le preferenze del sistema multimediale, pescando persino i dati dall’account Google. Unico neo: il volante si regola ancora a mano e il sistema non funziona da immobilizer contro i furti.
Un ecosistema digitale ben rodato La plancia è dominata da due display di grandi dimensioni. Il cruscotto digitale da 12 pollici è indubbiamente definito, forse con una grafica che necessita di un po’ di apprendistato e non apertissima alle personalizzazioni. Diverso il discorso per lo schermo verticale da 12,3 pollici al centro dell’abitacolo. Essendo basato su sistema operativo Android, risponde in modo fulmineo ai tocchi e permette di scaricare e usare un’infinità di app dell’universo Google direttamente dall’auto, rendendo quasi superfluo l’utilizzo di Android Auto o Apple CarPlay, che comunque rimangono disponibili. Per fortuna i progettisti non hanno ceduto alla tentazione del “tutto touch”: sotto lo schermo sopravvive una provvidenziale pulsantiera fisica per gestire la climatizzazione senza distogliere gli occhi dalla strada.
Spazio a bordo e comfort acustico Lo spazio abbonda in tutte le direzioni e i vani portaoggetti sono capienti, specialmente sul tunnel centrale, anche se le tasche nelle portiere avrebbero meritato un rivestimento antirumore. Chi siede dietro viaggia comodo, complice un tunnel centrale che non dà particolare fastidio ai piedi. Aggiungendo circa 400 euro si può avere il divano posteriore scorrevole di 16 centimetri. Si tratta di un’opzione preziosa per dare respiro alle gambe dei passeggeri o ampliare il bagagliaio, che però porta con sé il fastidio di uno scalino sul fondo quando si portano avanti i sedili. Inoltre, il subwoofer dell’impianto audio ingombra non poco il doppiofondo del baule. Meccanicamente, la versione d’accesso da 130 CV è uscita dal listino. La variante full hybrid da 199 CV che ho guidato ha guadagnato parecchio in fluidità di marcia. Grazie alla ricalibrazione del cambio e ai nuovi materiali fonoassorbenti inseriti verso il vano motore, la guida è decisamente più vellutata e silenziosa, sia in salita che in piena accelerazione. Le sospensioni assorbono con disinvoltura buche e tombini, merito dei nuovi tamponi degli ammortizzatori che fanno miracoli anche in presenza degli enormi cerchi in lega da 20 pollici con gomme ribassate.
Agilità insospettabile Su strada, la Austral non ti spinge certo a cercare il tempo sul giro, nemmeno attivando la modalità Sport. Il suo forte è la sicurezza che riesce a trasmettere. Gira piatta e stabile nei curvoni veloci, rivelandosi al contempo agilissima negli spazi stretti grazie al sistema a quattro ruote sterzanti, offerto come optional a circa 1.500 euro. Poter far ruotare le ruote posteriori in controfase a bassa velocità riduce drasticamente il raggio di sterzata, un vantaggio impagabile nel traffico. Per quanto riguarda l’efficienza, il sistema ibrido promette scintille: il computer di bordo ha segnato facilmente percorrenze superiori ai 20 km/l nel ciclo urbano, senza mostrare consumi eccessivi in autostrada.
Il primo incontro con il Duster 2026 Appena riconsegnate le chiavi della Austral, la mia attenzione è stata catturata da una vettura appena arrivata nello showroom: il nuovo Renault Duster. Le prime impressioni visive sono state eccellenti. L’auto poggia su massicci cerchi da 18 pollici avvolti da pneumatici con sezione 225, una combinazione che le regala una presenza su strada muscolosa e ben piantata. Le proporzioni esterne sono azzeccatissime. Il frontale ha un design “schiacciato” molto particolare, ottenuto facendo convergere il profilo spiovente del cofano con la linea ascendente del paraurti.
Dettagli e qualche perplessità Passando agli interni, i materiali e le plastiche sono di buona fattura, al netto di qualche dettaglio leggermente sottotono intorno alla zona delle luci di lettura anteriori, su cui si può tranquillamente chiudere un occhio. I comandi fisici restituiscono un bel feedback tattile, sebbene il pannello del climatizzatore risulti un filo ballerino se premuto con forza. Ci sono però delle scelte di listino che lasciano un po’ perplessi. Il caricatore wireless Qi2 con tecnologia MagSafe, ad esempio, è curiosamente riservato solo alle versioni con cambio manuale. Manca poi la ruota di scorta, un’assenza pesante per un veicolo di questo tipo, e non è ancora noto quanto costerà aggiungerla come accessorio. Una nota di merito va invece alla piastra di ricarica e al vano portaoggetti sotto il bracciolo, entrambi refrigerati. Il venditore in salone sosteneva la presenza di una serpentina separata per raffreddare l’aria al posteriore, ma non essendoci comandi dedicati nutro ancora qualche dubbio al riguardo.
Considerazioni a bordo Sedendosi dietro lo spazio è buono, anche se non ai vertici della categoria. Sono alto un metro e settanta e sono stato decisamente comodo, pur senza trovare i volumi ariosi di una concorrente come la Kia Seltos. Davanti, i nuovi display ad alta risoluzione sono veloci e appaganti alla vista, supportati da una e-SIM gratuita per i primi due anni. Personalmente avrei gradito la possibilità di impostare una grafica con due strumenti circolari classici, ma è questione di gusti. Il vero punto debole è il comparto audio. Gli altoparlanti di serie suonano piatti e privi di mordente; per un appassionato di musica come me, sarà la prima componente da sostituire in blocco, insieme magari alla retrocamera che offre una qualità dell’immagine piuttosto mediocre.
Nonostante questi piccoli nei, l’auto mi ha convinto profondamente. Seduto al posto di guida ho avvertito un’empatia immediata con il mezzo, una sensazione che non provavo dal lontano 2010 a bordo della mia vecchia Chevrolet Cruze. Sembra davvero l’auto perfetta per una giovane famiglia in cerca di spazio, robustezza e un design finalmente maturo. I test drive iniziano sabato 27, e ammetto di essere davvero tentato di firmare il contratto di acquisto.