Siamo al giro di boa della stagione e il panorama del tennis mondiale parla sempre più italiano. Archiviati i primi due Slam e con Wimbledon ormai alle porte, il movimento azzurro sta vivendo un momento di onnipotenza sportiva, piazzando i suoi protagonisti ai vertici di tutte le classifiche che contano in ottica Finals. Che si tratti del circuito maschile, femminile, dei doppi o della Next Gen, c’è un tricolore pronto a sventolare.
Jannik e la missione tedesca La certezza assoluta rimane Jannik Sinner, saldo al numero 1 del mondo. Dopo l’amarezza per la finale persa al Roland Garros, l’altoatesino ha scelto l’erba di Halle per ripartire, dove sarà impegnato sia in singolare che in doppio al fianco dell’amico Lorenzo Sonego. L’obiettivo è chiaro: macinare chilometri sulla superficie verde e ritrovare il feeling giusto prima dei Championships. “Il primo allenamento è andato bene,” ha dichiarato Jannik, apparso sereno. “Non giocavo da Parigi e le sensazioni non erano perfette, ma miglioreranno”. La settimana di stacco post-Parigi è stata fondamentale per ricaricare le batterie mentali. Sinner si è rifugiato nella normalità, tra famiglia e amici, concedendosi sfide a ping pong lontano dai riflettori: “Ho la fortuna di essere circondato da persone che mi vogliono bene. È cruciale trovare il tempo per vivere un po’ di normalità”. Un atteggiamento maturo, che gli permette di non fossilizzarsi sulla sconfitta francese ma di guardare al bicchiere mezzo pieno: “Posso pensare ai match point mancati o, al contrario, vedere una partita mentalmente solida durata cinque ore e mezzo. Dipende tutto da come si sceglie di reagire”.
Corsa a Torino: verso un record storico Attualmente secondo nella Race per Torino alle spalle di Carlos Alcaraz, quest’anno Sinner potrebbe non essere solo alle ATP Finals. Lorenzo Musetti sta vivendo una stagione straordinaria ed è balzato alla quinta posizione della classifica che qualifica i migliori otto, nonostante il recente stop per un problema all’adduttore rimediato in semifinale a Parigi che lo costringerà a saltare il Queen’s. Se il carrarino dovesse farcela, sarebbe un evento storico: l’ultima doppia presenza azzurra risale al 2021 con Berrettini e Sinner (subentrato come riserva), ma bisogna tornare agli anni ’70 con Panatta e Barazzutti per trovare precedenti illustri. Non solo singolare: anche il duo Bolelli-Vavassori, pur con qualche difficoltà in più rispetto al 2023, mantiene saldamente la sesta piazza nella Race di doppio.
Il fattore Paolini e il dominio femminile Le buone notizie non si fermano al settore maschile. Jasmine Paolini si sta confermando una giocatrice totale, capace di sdoppiarsi con successo tra singolare e doppio. In coppia con l’eterna Sara Errani, Jasmine ha sollevato il trofeo del Roland Garros — sullo stesso campo che le vide trionfare all’Olimpiade — consolidando il primato nella classifica di specialità. Le due puntano a bissare la presenza alle Finals di Riad, dove Paolini cerca la qualificazione anche in singolare. Forte della vittoria a Roma, la toscana è attualmente settima nella Race: una posizione che andrà difesa con le unghie nella seconda parte di stagione, specialmente dovendo difendere i punti della finale di Wimbledon conquistata l’anno scorso. Unica nota dolente? L’assenza delle Finals per il doppio misto, che avrebbe visto favoritissima la “supercoppia” Errani-Vavassori, dominatrice recente sia a Parigi che agli US Open 2024.
L’analisi critica: “Troppa riverenza per i Big Two” Mentre l’Italia celebra i suoi campioni, all’estero ci si interroga sulla natura del dominio imposto da Sinner e Alcaraz. I due giovani fenomeni hanno cannibalizzato gli Slam recenti, spartendosi nove degli ultimi Major, ma secondo Greg Rusedski, ex numero uno britannico, c’è una complicità colpevole da parte degli avversari. Rusedski sostiene che il “gruppo degli inseguitori” stia rendendo la vita troppo facile ai due capofila, scendendo in campo già rassegnati o privi di un piano tattico alternativo. L’aura di invincibilità costruita dallo spagnolo e dall’italiano ha paralizzato la concorrenza. “Troppi giocatori perdono ancora prima di iniziare, senza un Piano B”, ha osservato l’ex tennista.
Il caso Dimitrov e la lezione di Federer Per Rusedski, la chiave di volta ignorata da molti risiede nel match di Wimbledon dello scorso luglio tra Grigor Dimitrov e Sinner. Il bulgaro, prima di infortunarsi, stava dominando l’incontro, trovandosi avanti di due set. “Sinner non avrebbe vinto quel Wimbledon senza quell’infortunio”, ha provocatoriamente affermato Rusedski, citando poi Roger Federer, il quale, dopo aver visto quella partita, disse di aver finalmente capito come si dovesse giocare contro l’azzurro. La critica si estende anche alle nuove leve, come Ben Shelton, accusato di aver usato una tattica troppo passiva in Australia, permettendo a Sinner di “ambientarsi” nel match. “Quando questi due ragazzi si sentono a loro agio, portano a casa il risultato. Lo abbiamo visto anche nella finale tra Djokovic e Alcaraz: Nole è partito forte, ma Carlos non è andato nel panico perché sapeva che il serbo sarebbe calato”. Il messaggio è chiaro: per battere l’Italia di Sinner e la Spagna di Alcaraz serve molto più coraggio, altrimenti il dominio è destinato a durare a lungo.