C’è poco da scherzare quando si parla di fuoristrada puro, e in casa Toyota lo sanno bene. L’apertura degli ordini italiani per il nuovo Land Cruiser Serie 250 conferma che la casa dei tre ellissi non ha alcuna intenzione di cedere al fascino dei suv da aperitivo. Ci troviamo davanti a una vera e propria bestia da quasi cinque metri (492 cm di lunghezza, per quasi due metri di larghezza e 187 cm di altezza), che non scende a compromessi architetturali: niente piattaforme condivise con berline, ma un massiccio telaio a longheroni e un passo di 285 cm a garantire impronta a terra e abitabilità. Il biglietto d’ingresso? Fissato a 84.000 euro.
Sotto il cofano, al momento, vige un sano pragmatismo. L’unica opzione disponibile è il collaudato 4 cilindri turbodiesel da 2,8 litri capace di 204 CV. È un propulsore accoppiato a un nuovo cambio automatico Direct Shift a otto marce e all’imprescindibile trazione integrale AWD, un pacchetto pensato per tirare davvero, capace di portarsi dietro fino a 3.500 kg di rimorchio senza batter ciglio. Per chi invece guarda alle normative sulle emissioni o ai consumi, bisognerà pazientare fino all’inizio del 2025, quando le concessionarie accoglieranno una variante mild hybrid a 48 volt.
L’offerta: dalla concretezza “Adventure” all’operazione nostalgia
Il listino si articola su tre declinazioni: Adventure, Lounge e l’ambitissima First Edition. Quest’ultima è un’operazione nostalgia confezionata a dovere, prodotta in tiratura rigorosamente limitata per celebrare l’eredità dei Land Cruiser anni Settanta. Si fa riconoscere subito per i fari tondi, i cerchi in lega da 18 pollici che sanno di mulattiera, e gli esclusivi interni in pelle nera.
Ma non pensate che l’allestimento di partenza “Adventure” sia scarno. La dotazione di serie è un vero e proprio arsenale. Sul fronte della sicurezza attiva, il pacchetto include chicche come il Lane Tracing Assist, la frenata d’emergenza (attiva anche in retromarcia), il monitoraggio degli angoli ciechi e un cruise control adattivo di ultima generazione. La vera magia, però, si sprigiona quando finisce l’asfalto. Oltre al Multi-Terrain Select che adegua l’assetto al tipo di fondo, Toyota ha introdotto una barra stabilizzatrice anteriore scollegabile semplicemente premendo un tasto sulla plancia, garantendo un’escursione delle ruote impensabile altrimenti. Il Multi-Terrain Monitor, poi, funziona da occhio virtuale per non lasciare la coppa dell’olio su qualche masso nascosto.
L’abitacolo non rinuncia alla tecnologia moderna: c’è un padellone touch da 12,3 pollici per un infotainment aggiornabile in modalità OTA, Apple CarPlay e Android Auto rigorosamente senza fili, ricarica a induzione e fari Matrix led. Salendo di livello verso le versioni Lounge e First Edition, l’ambiente si fa salotto: impianto audio premium a 14 casse, plastiche soft touch estese, sedili elettrici e riscaldabili, retrovisore digitale e, unicamente per la Lounge, cerchi da 20 pollici che, seppur meno votati al fango puro, fanno un’ottima figura estetica.
Il fermento ai piani alti: un pick-up su base RAV4 non è più un’eresia
Se da una parte Toyota blinda la nicchia altissima del fuoristrada duro e puro, dall’altra c’è un fermento strano ai vertici dell’azienda, un fermento che puzza di rivoluzione commerciale. Fino a poco tempo fa, l’idea di un pick-up compatto basato sul RAV4 sarebbe stata bollata dai puristi come fanta-mercato. Eppure, a quanto pare, l’ipotesi è tutt’altro che campata in aria.
Le alte sfere, dai dirigenti regionali fino all’ingegnere capo del progetto RAV4, stanno ammettendo a denti stretti che una vettura del genere è attivamente in fase di valutazione. Il capo di Toyota North America, Tetsuo Ogawa, non ne ha fatto alcun mistero: la fame per un cassonato più piccolo, agile ed economico del vendutissimo Tacoma c’è, ed è tangibile. Svilupparlo su base RAV4 sarebbe la proverbiale mossa del cavallo per capitalizzare su un segmento open-bed più urbano e lifestyle, consolidando ulteriormente il dominio del marchio.
“Per un truck compatto? Sicuramente, abbiamo questo tipo di domanda,” ha ammesso Ogawa, sottolineando come le concessionarie stiano letteralmente spingendo per avere il veicolo nei saloni “oggi o domani”. Tuttavia, i tempi tecnici dell’industria non perdonano e un progetto del genere richiede anni. Dall’altra parte del mondo, l’esecutivo australiano Yoshinori Futonagane ha cercato di gettare un po’ d’acqua sul fuoco, precisando a Drive che, nonostante l’evidente attrattiva di mercato, non ci sono ancora “piani ufficiali” per sviluppare un pick-up monoscocca. Ma è la sua successiva mezza ammissione a lasciare la porta spalancata: “In cuor nostro, tutti pensiamo: non sarebbe divertente?”.
Questa dicotomia spiega perfettamente lo stato di salute e la visione di Toyota. Passare dal discutere un’idea folle alla macchinetta del caffè all’ammettere pubblicamente l’esistenza di una domanda forte è un passo enorme nel compassato mondo automotive nipponico. Qualsiasi nuovo modello, per quanto stuzzicante, deve essere blindato da un business case di ferro. La domanda è ovviamente il faro, ma è il calcolo del ritorno sull’investimento (il famigerato ROI) a decretare la vita o la morte di un progetto. Eppure, le tessere del puzzle si stanno incastrando: se da un lato oggi possiamo sborsare oltre ottantamila euro per un colosso a longheroni incrollabile, dall’altro non è affatto escluso che in un prossimo futuro potremo caricare attrezzatura nel cassone di un inedito “piccolo” RAV4.